giovedì 20 novembre 2014

Lazio. Leonetti e le sue donne


















L'abitudine al freddo

Nel viaggio verso l'altopiano del Rascino le montagne cominciano a spalmarsi diminuendo le loro altezze. Strade scivolose verso la capitale, tra residui di esistenze rurali e blocchi d'urbanizzazione. Usciamo tra le colline, direzione borgo Santa Lucia, frazione di  Ficiniano, terrazza della valle del Salto, provincia di Rieti. Vincenzo Leonetti ha subìto, come molti altri, il nostro impertinente ritardo. Ci aspetta dalla mattina, freme, ha tanta voglia di raccontarsi. Non ė stato sempre un contadino, viene da un’esperienza fallita come imprenditore di forniture informatiche. La crisi, la politica, la famiglia. Un cambiamento radicale di vita che sembra un po' una fuga. Ma la famiglia Leonetti ha deciso di provare altre modalità di esistere: più uniti, più consapevolezza.

Arriviamo sotto casa sua verso l'ora di pranzo. È già sulla porta, lo abbiamo chiamato più volte prima di arrivare per paura di non trovare la strada. Ė un uomo bassino con un enorme sorriso mal celato dal barbone nero che copre il volto. Neri anche gli occhi che guardano dentro. Saliamo le scale, quasi di corsa. Abbiamo il fiatone a stargli  dietro. Lui è agile, le scale ripide. Al piano terra si aprono la cantina e il deposito delle conserve. Al primo piano l'ufficio, ancora pieno delle scartoffie del precedente lavoro ma molto anche del nuovo. E la cucina. Moglie e figlie (due) sono sepolte da gnocchi di patate. Una quantità di impasto tale da soddisfare l'intero paese. La preparazione del pasto.

Nella casa, che sembra un laboratorio alchemico, ė presente cibo in ogni fase di preparazione. Ci sono piante ed erbe ad essiccare, altre pronte per essere cotte, altre tagliuzzate. Tutto segue una linea studiata di trasformazione. I passaggi elaborati dalla famiglia nel tempo. Sguardi, movimenti coordinati. Una squadra nel lungo e meticoloso lavoro di sperimentazione. La moglie, il capitano. Il marito, l’alchimista che cataloga, recupera, documenta. Tracciare tutto per non perdere nulla. C’è anche un piccolo manuale per le figlie, un quaderno blu ad anelli. Così raccontano le ragazze con sicurezza. Ora stanno tentando di creare la miscela per un caffè a base di ghiande. Da poco hanno elaborato e trascritto la ricetta delle patatine. Come quelle imbustate nei bar. Ma vere. Risultato: ottimo.

Leonetti ci racconta la sua vita come un fiume che straborda, tanta sembra la pioggia che ha dovuto incanalare. Sotto gli occhi ha il quaderno blu ad anelli. Racconta e sfoglia pagine con numeri, date, didascalie, disegni, aneddoti. La storia della famiglia attraverso ricette che non spiegano solo il preparato ma tutto il vissuto che c'è dietro. Un lavoro non solo per la sua famiglia, ma per tutta la comunità. Vincenzo non ė un uomo avaro. Dopo pranzo ci porta barcollando in giro per le valli. Le temperature si abbassano inversamente ai metri in salita. Le strade si diramano tra i castagneti malati dell'Appennino, il tramonto indica la sfumatura. Arriviamo sull'altopiano, dove la famiglia semina legumi e patate (quelle per le patatine). Un vento gelido ci indurisce il pelo ma lo scenario interno da sensazioni forti. Sembra di essere sulla Luna tale ė l'assenza di vita umana. La capacita di adeguamento alle temperature che i Leonetti hanno maturato in questi anni ė la nota caratteriale che ci rimane dentro quando partiamo verso Roma. È come se in questi anni di crisi abbiano anche modificato la loro natura fisiologica. Una famiglia in trasformazione.

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