Partiamo
dal genuino il giorno dopo il mercato. Direzione Teramo o TerrAmo come
enuncia Mario il poeta, bizzarro personaggio fanatico della
decrescita, autore
dell'economia poetica che conosciamo da alcuni anni perché ondeggia tra i
banchi del mercato e partecipa ai dibattiti durante l'incontro
nazionale. Tra i suoi scritti ė giusto ricordare "botanica visionaria"
testo accompagnato da illustrazioni fotografiche di immaginifiche istallazioni di natura morta. Siamo arrivati a Pesaro sabato notte, giusto il tempo per
saltare tutte le assemblee. Questo viaggio si ė sviluppato un po' in
rincorsa rispetto ad un programma che non abbiamo.
La domenica il carretto dà il meglio di se. Identifica uno spazio
dove esprimersi, completa le procedure di apertura e comincia a
cucinare. Intorno a lui si muove a passo svelto l'addobbo dei
banchi. Il Sauco sciabola il suo caciocavallo e lo spalma su fette di
pane integrale, le bolognesi mescolano il calderone di verdure che
ribolle, Bio aromatizza l'aria con i suoi "umbreggi", cavatappi suonano
musica tribale. Tutto questo mentre Gabriele lentamente capa la
bietolina per la minestra. Calmo e assorto come se fosse nella cucina di
casa sua. Imperturbabile. Salvatore ispirato prende possesso del palco e
le sue note siciliane squarciano l'aria. Musici e giocolieri si
aggregano nell'euforia dei colori. Danze moderne completano gli spazi.
Il carretto come in un viaggio d'altri tempi trasporta sapori odori e
narrative, intrattiene relazioni, lascia sementi, racconta ciò che
custodisce al suo interno e lo trasforma.
Ė notte quando arriviamo da Rosa e Mario a Varano. Non c'ė luce ne
elettricità, per scelta, dicono. Il luogo ė meraviglioso, un piccolo
borghetto ai bordi di una valle. Uno spazio che ha provato a dare luce a
tentativi di riabitazione senza molto successo. Il nostro
approdo non ė casuale. Vorremmo invitare Mario - come trasformatore della
parola - sabato a Roma dove ci fermeremo per un paio di giorni.
Incontreremo alcuni amici che amano la creazione come forma di
linguaggio e gli offriremo una cena condita delle nostre storie. Le
storie che abbiamo incontrato nel viaggio. I piatti sono in
elaborazione con Stefano, un cuoco che ha sposato la causa e ci sta
aiutando. Ci fermeremo in un vecchio abitato contadino situato al
mandrione. Poi, come dice Mario, ci sarà un
happening. "Un happening? Che cazzo ė un happening?", chiede Paolo
perplesso a Giordano. "Niente, Paolo. Non ti preoccupare. E' semplicemente
qualcosa che accadrà".
Abruzzo,
terra di lupi, di pecore, poche, e di brave persone, tante. Giriamo
con il nostro passo lento tra le vette innervate del Gran Sasso, avvolti
da una fittissima nebbia generata dalla condensa. Piccoli paesi sulle
rive disegnano i limiti del lago di Campo Tosto. Il freddo si fa
penetrante. Già la notte prima, nel borghetto di cui sopra, siamo stati costretti
ad accendere un gran fuoco per riscaldarci. Un fuoco tale da spingere la piccola
comunità esistente a chiamare i carabinieri. "Documenti?".
"Prego. Siamo solo agricoltori in ritorno verso casa. Abbiamo olive,
formaggio, vino e pane". Il maresciallo scruta dall'abitacolo la
divertente ciurma alle prese con fuochi e pentole. "Che preparate?". Il
tono ha già assunto un chiaro segnale di simpatia. Scende dalla
macchina. "Anch'io sono un contadino". "Olive cotte alla cenere e zuppa di
fagiolini...vuole assaggiare?". Senza alcun indugio il militare apre le
mani e accoglie i doni. Passano i minuti e i documenti tornano ai
proprietari (tutto in regola) ma i nuovi commensali non cennano a
muoversi. Si parla la lingua delle pratiche, c'ė chi costruisce lampade a
olio fritto, chi sminuzza sponsi e chi sposta la brace in una zona più
consona. C'è sintonia anche se si parlano dialetti distanti. Il freddo
avvicina gli animi che iniziano a coesistere. Tante chiacchiere di
storie antiche e di pensieri moderni riscaldano il cuore.
Tra le montagne del Gran Sasso il cuore non è sufficiente. Abbiamo
bisogno di un posto dove riposare, anche perché il brusco calo di
temperatura ha generato accenni di influenza. Il lago che
circumnavighiamo ė suggestivo. Passiamo per Campo Tosto e ci
fermiamo nella piazzetta in cerca di consigli. Due anziani si
avvicinano. Medardo e Alfredo. Chiedono lumi sul nostro carretto ed ė
subito scambio: pizza di pecorino e patate per una boccia di vino e
una luffa. Si riparte per Mascioni dove ci hanno indicato una locanda
per la notte. Mino (da Domenico) arriva completamente in divisa: polizia
provinciale de l'Aquila, grigia, color nebbia come quella appena
incontrata. Ė il padre della titolare, che dell'albergo non se ne occupa
più. Lo convinciamo in un attimo ad affidarci le chiavi della sua
cucina. Il carretto regala farina di kamut, pomodorini gialli,
melanzane, aglio rosso di Sulmona, qualche erba aromatica. Dopo un'oretta la pasta ė pronta. Apparecchiamo per sei nella sala. A vederci
da un altro tavolo sembreremmo una combriccola di amici che si conoscono
da tempo e che si narrano aneddoti comuni. Il liquore genziana suona il gong
di chiusura della serata.
Mino ė già sveglio e si fa colazione insieme, giusto un caffè prima
di andare ed un ultimo sguardo al carretto e le sue meraviglie. Toto
prende una puccia, Francesco una boccia di vino, Gabri e Giordano luffe e
passate. Il pernottamento ė stato barattato. Mino ė una gran brava
persona e ci piace ricordarlo uscendo dalle montagne.


