Nel
viaggio verso l'altopiano del Rascino le montagne cominciano a
spalmarsi diminuendo le loro altezze. Strade scivolose verso la
capitale, tra residui di esistenze rurali e blocchi d'urbanizzazione.
Usciamo tra le colline, direzione borgo Santa Lucia, frazione di
Ficiniano, terrazza della valle del Salto, provincia di Rieti. Vincenzo
Leonetti ha subìto, come molti altri, il nostro impertinente ritardo. Ci
aspetta dalla mattina, freme, ha tanta voglia di raccontarsi. Non ė
stato sempre un contadino, viene da un’esperienza fallita come
imprenditore di forniture informatiche. La crisi, la politica, la
famiglia. Un cambiamento radicale di vita che sembra un po' una fuga. Ma
la famiglia Leonetti ha deciso di provare altre modalità di esistere:
più uniti, più consapevolezza.
Arriviamo
sotto casa sua verso l'ora di pranzo. È già sulla porta, lo abbiamo
chiamato più volte prima di arrivare per paura di non trovare la strada.
Ė un uomo bassino con un enorme sorriso mal celato dal barbone nero che
copre il volto. Neri anche gli occhi che guardano dentro. Saliamo le
scale, quasi di corsa. Abbiamo il fiatone a stargli dietro. Lui è
agile, le scale ripide. Al piano terra si aprono la cantina e il
deposito delle conserve. Al primo piano l'ufficio, ancora pieno delle
scartoffie del precedente lavoro ma molto anche del nuovo. E la cucina.
Moglie e figlie (due) sono sepolte da gnocchi di patate. Una quantità di
impasto tale da soddisfare l'intero paese. La preparazione del pasto.
Nella
casa, che sembra un laboratorio alchemico, ė presente cibo in ogni fase
di preparazione. Ci sono piante ed erbe ad essiccare, altre pronte per
essere cotte, altre tagliuzzate. Tutto segue una linea studiata di
trasformazione. I passaggi elaborati dalla famiglia nel tempo. Sguardi,
movimenti coordinati. Una squadra nel lungo e meticoloso lavoro di
sperimentazione. La moglie, il capitano. Il marito, l’alchimista che
cataloga, recupera, documenta. Tracciare tutto per non perdere nulla.
C’è anche un piccolo manuale per le figlie, un quaderno blu ad anelli.
Così raccontano le ragazze con sicurezza. Ora stanno tentando di creare
la miscela per un caffè a base di ghiande. Da poco hanno elaborato e
trascritto la ricetta delle patatine. Come quelle imbustate nei bar. Ma
vere. Risultato: ottimo.
Leonetti
ci racconta la sua vita come un fiume che straborda, tanta sembra la
pioggia che ha dovuto incanalare. Sotto gli occhi ha il quaderno blu ad
anelli. Racconta e sfoglia pagine con numeri, date, didascalie, disegni,
aneddoti. La storia della famiglia attraverso ricette che non spiegano
solo il preparato ma tutto il vissuto che c'è dietro. Un lavoro non solo
per la sua famiglia, ma per tutta la comunità. Vincenzo non ė un uomo
avaro. Dopo pranzo ci porta barcollando in giro per le valli. Le
temperature si abbassano inversamente ai metri in salita. Le strade si
diramano tra i castagneti malati dell'Appennino, il tramonto indica la
sfumatura. Arriviamo sull'altopiano, dove la famiglia semina legumi e
patate (quelle per le patatine). Un vento gelido ci indurisce il pelo ma
lo scenario interno da sensazioni forti. Sembra di essere sulla Luna
tale ė l'assenza di vita umana. La capacita di adeguamento alle
temperature che i Leonetti hanno maturato in questi anni ė la nota
caratteriale che ci rimane dentro quando partiamo verso Roma. È come se
in questi anni di crisi abbiano anche modificato la loro natura
fisiologica. Una famiglia in trasformazione.
