venerdì 24 ottobre 2014

Il carreto vien narrando


Squilla il cellulare. "Cazzo! Che ore sono?". La sveglia era alle 4.30 ma non ha ancora suonato. Lo squillare insistente obbliga a scendere dal letto, muoversi a tentoni, sbattere sugli spigoli presenti nella traiettoria, bestemmiare i santi, giustificare alla moglie il volume della suoneria. "Prooonto?! Sei sveeeglio?". Ė Totò. Accento marcatamente siciliano, anzi alcamese. Voce energica. "Certo! Toto!". 

Fisicità corpulenta e villosa, guscio di attitudini sensibili e instabili. Un contadino, cantore di ventisette anni che pare averne cinquanta. "Sono indeciso se venire o meno. Non so cosa portare". Forse Totò non ha nemmeno dormito. "Passate? Liquirizia? Luffe?". "Luffe! Ecco, si, luffe. Portane tante!". È stata dura convincerlo a partire. Totò, Salvatore Fundarò, si prende cura di un orto millenario perimetrale al santuario della Madonna dei Miracoli: l'Orto dei Miracoli. Un miracoloso angolo di terra. Tre ettari di terreno cittadino estorto con tenacia alla cementificazione. Una striscia di terrazzamenti che accompagna la collina su cui sorge Alcamo. Al suo interno è praticata un'agricoltura naturale ai limiti dell'ortodossia. Non c'ė diserbo, nè chimico né meccanico. Le piante vivono in totale armonia con quelle che noi siamo abituati a chiamare "erbacce". Varietà di ortaggi e frutta coesistono creando un quadro impressionista di notevole suggestione. Rigagnoli di acqua scorrono attraverso un sistema ingegneristico che viene dalla cultura araba. Animali adempiono il loro ruolo esistenziale. "Porta tutto ciò che hai Totò, basta che vieni!".

La telefonata finisce, il fornello si accende. Caffè. Lunga giornata. Ultimi preparativi per la partenza. Un cannone e dieci minuti per capire di essere svegli. Nella testa si costruisce l'abitacolo della jeep rossa che trainerà il carretto: Giordano alla guida, Totò alla chitarra, Paolo e Gabriele alla polemica sull'etica del cibo. 
Gabriele - in arte Conte Zeviani Pallotta - ė  un rampollo della borghesia romana molto attento alle questioni alimentari, come gran parte dell'elite intellettuale. Il Conte ė un consumatore compulsivo di macrobioshop, di quelli che credono che comprando solidal stanno cambiando il mondo o, se non ė possibile, almeno il loro karma o dosha o qualcosa del genere. Per noi il Conte è un fine selezionatore di cibarie sane e nutrienti. Un suo trisavolo di origini cerignolane, Galileo Zeviani Pallotta, ė stato autore alla fine dell'ottocento di un piccolo testo sull'agricoltura: "Lettere Agricole Popolari". Lo si è letto, se non altro per compiacere la madre, discendente dell'intellettuale. Una donna di un incredibile eleganza e dolcezza, degna di aver dato alla luce un Conte, appunto. 
Fuori dalla jeep c'ė Francesco. Si muove a passo di footing. In tuta e scarpe da ginnastica, regge il ritmo lento e continuo del nostro agire. Francesco di Andria, 19 anni vissuti alla velocità di un motorino truccato. Uno di quelli che sfreccia scappando sempre da qualcosa. Nel carretto, abbasserà la media dell'età. E porterà un pò di tatuaggi.
Stasera l'appuntamento è a Monteroni, Lecce. Si farà del pane, si prenderà del vino. Da Giovanni, l'uomo del fuoco, che sta sempre vicino al forno.

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